Biografia: #5 Quando Tocchi il Fondo, Puoi Solo Risalire

Sei Mesi per Riscrivere il Mio Destino

“Hai mai vissuto un momento in cui tutto sembrava crollare? Anch’io ci sono passato, ma da quel caos è nata una nuova direzione.”

“Non importa quanto profondo sia il buio: c’è sempre una via d’uscita, sta nella tua possibilità di trasformare il dolore

Problema: Intrappolato in un corpo immobile e in una vita priva di significato, mi sentivo alienato e dis-integrato.

Scoperta: Attraverso l’immobilità e le esperienze mistiche (OOBE, yoga nidra), ho imparato a guardare oltre il “perché” e a concentrarmi sul “come” ricostruire.

Risultato: Nonostante un tentativo fallito di costruire qualcosa di nuovo, ho trovato l’amore e iniziato a intravedere la strada per integrare la mia spiritualità e il mio lavoro.

Colonna Sonora:

When you were here before
Couldn’t look you in the eye
You’re just like an angel
Your skin makes me cry
You float like a feather
In a beautiful world
And I wish I was special
You’re so fuckin’ special
But I’m a creep, I’m a weirdo.

What the hell am I doing here?
I don’t belong here.
(creep, Radiohead)

Il cambiamento arrivò in modo drammatico, in una giornata che avrebbe potuto essere l’ultima della mia vita.

Per un insieme di eventi “causali che di casuale avevano ben poco,” venni investito da un TIR che correva su un’autostrada.

Sopravvissuto per miracolo, a 28 anni mi ritrovavo imprigionato in un corpo immobile, vittima di un mobbing che mi aveva lasciato senza lavoro, costretto dagli eventi a tornare a vivere nella mia famiglia d’origine.

Bloccato in una casa, soffocato da un senso di decadenza e alienazione, mi sentivo obbligato a dare un senso a una vita che sembrava aver smarrito ogni direzione.

Quei sei mesi di immobilità furono un periodo doloroso e intensissimo.

L’unica attività che potevo praticare era lo yoga nidra, e questo mi portò a esperienze straordinarie: ricordo ancora le OOBE (out of body experiences), momenti in cui percepivo di uscire dal mio corpo, come se la mia coscienza cercasse disperatamente di fuggire dalla prigione fisica in cui ero intrappolato.

La prima svolta arrivò quando andai da un curatore messicano, che sarebbe poi diventato uno dei miei maestri.

In lacrime, gli chiesi: “Perché è successo tutto questo? Voglio capire.”

Lui mi guardò con la sua calma disarmante e disse:

“È successo un incidente. Sei vivo. Stai bene. Curati e ricomincia da dove avevi lasciato.”

Quelle parole furono il reset emotivo di cui avevo bisogno. Mi riportarono al presente, costringendomi a mettere da parte il “perché” per concentrarmi sul “come” ricostruire la mia vita.

Il tempo passò, e il corpo iniziò a guarire.

Sei mesi dopo ripresi ad allenarmi e decisi di fondare una scuola di circo.

Avevo una nuova certezza: era possibile vivere in modo diverso, fuori dagli schemi che la società voleva impormi.

Ero determinato a diventare un creatore attivo della mia vita, anche se ancora non sapevo come fare.

Provammo facendo del nostro meglio: eravamo un piccolo gruppo di cinque persone e forse il mio entusiasmo dava coraggio a tutti, eravamo appassionati  e affiatati, uniti dalla voglia di costruire qualcosa di diverso e da uno straordinario senso di fratellanza.

Partii per Montecchio Emilia [RE], fondammo in una villa della campagna Emiliana una “comune,”. C’era spazio per tutti; per mantenermi lavoravo come insegnante di yoga tra Bologna, Fidenza e Milano.

La mia inesperienza e la mancanza di una visione chiara portarono al fallimento del progetto.

Fu un disastro clamoroso, eppure in mezzo a quel caos trovai l’amore.

L’anno successivo mi trasferii a Milano insieme ad una donna meravigliosa.

Condividevamo una casa, una visione del mondo ed una prospettiva di un futuro insieme.

Avevo trovato “Casualmente” lavoro come esperto di sicurezza informatica in una delle aziende più importanti d’Italia e insegnavo yoga in un centro con oltre venti studenti.

Apparentemente, avevo tutto: una relazione stabile, un buon lavoro, una comunità di studenti. Pensavo di essere felice, ma la realtà era ben diversa. Dentro di me, ero dis-integrato.

Al mattino praticavo yoga e mi sentivo bene, ma trascorrevo il resto della giornata in un ambiente lavorativo che mi devastava fisicamente e mentalmente.

La sera insegnavo yoga, ma come potevo essere un esempio autentico per i miei studenti?

Come potevo guidarli verso l’equilibrio quando io stesso vivevo in uno stato di separazione?

Ancora una volta, le cose non andavano come volevo.

Ancora non ero padrone della mia realtà.

Così, con il peso di un’altra crisi esistenziale sulle spalle, decisi di riconfigurare di nuovo la mia esistenza.