Biografia: #4

Il Periodo Più Difficile: l’ Alienazione e la Scelta di Non Conformarmi

Intrappolato tra Due Realtà: Quando il Sistema Cerca di Schiacciarti

 

Dalla Giovinezza al Mondo Aziendale: Quando Lavoro e Spiritualità si Scontrano possono solo generare una Profonda Sofferenza”

Ti sei mai sentito intrappolato in una vita che non ti rappresenta? Anch’io ho affrontato questa battaglia

I periodi più bui possono diventare il terreno fertile per un cambiamento profondo

Il cambiamento inizia riconoscendo dentro di noi il baratro che ci siamo scavati e trovando il coraggio di scegliere di non conformarci a una vita che non ci appartiene

Problema: Il conflitto tra un lavoro che non dava significato e il desiderio di vivere in allineamento con la tua spiritualità.

Scoperta: Riconoscere che il sistema aziendale e il mobbing non definivano il tuo valore, ma ti spingevano a cercare una strada più autentica.

Risultato: Non ero ancora il creatore della mia realtà, ma questo periodo di sofferenza mi ha preparato al cambiamento che sarebbe arrivato.

Colonna Sonora:

Run, rabbit, run
Dig that hole, forget the sun
And when at last the work is done
Don’t sit down, it’s time to dig another one.”
(Pink Floyd, Comfortably Numb)

I primi anni della giovinezza sono stati tra i più difficili della mia vita. Più cresceva il mio stato di introspezione, più aumentava la mia alienazione da una realtà che sembrava volermi schiacciare… e che lo faceva!

Lo yoga e lo sport continuavano a muovere la mia vita separando dolorosamente la passione dall’impegno intellettuale.

Ho intrapreso studi scientifici e, pur portandoli avanti e terminandoli con il minimo sforzo, mi sentivo nauseato da quella dimensione dalla quale non cercavo che di fuggire…  

Così, mi sono ritrovato di fronte a una scelta cruciale dopo una serie di anni di studi universitari: avevo iniziato a studiare informatica, ma più andavo avanti e più mi rendevo conto che non avevo nessun bisogno che un sistema così corrotto certificasse le mie competenze.

Quel sistema cercava di conformare la mia mente, di trasformarmi in un “impiegato”, anche se di alto livello [tra l’altro gli informatici sarebbero stati gli operai specializzati degli anni a venire:

Stavano tentando di generare un impiegato modello, uno che abbassa la testa e accetta regole limitanti, senza possibilità di esprimere chi è o di scoprirlo davvero. Una persona dis-integrata. Solo anni dopo avrei compreso appieno la portata di quella parola.

È stata la mia prima scelta consapevole: non conformarmi al sistema.

In quel periodo, ho trovato conforto in una soddisfazione personale: lavorare nello sport professionistico come secondo allenatore in due squadre della massima serie del campionato italiano e di quello spagnolo.

Nonostante tutto, l’insoddisfazione continuava a tormentarmi, portandomi a viaggiare fino a Gran Canaria, dove ho incontrato un altro maestro che ricordo ancora oggi con affetto.

Finite quelle parentesi, però, era il momento della “grande rivoluzione.”

Tutti ci passano, e anch’io dovevo accettare il grande compromesso per entrare nel mondo dei grandi ed iniziare a guadagnare…

Quindi, come direbbero i saggi: trovati un lavoro e fatti una vita.

Ho iniziato così la mia carriera nel mondo dell’informatica, grazie anche al supporto di mio zio Vito.

Due anni dopo mi ero trasferito a Milano, dove lavoravo come esperto di sicurezza informatica in una grande azienda del settore.

Ma mentre il mio lavoro mi immergeva nei progetti e nelle dinamiche aziendali – anch’esse corrotte dal sistema – il mio spirito continuava a cercare qualcosa di più profondo.

Ho cominciato a studiare il Taoismo con un noto maestro milanese e a dedicarmi intensamente alla pratica del Kundalini Yoga, una disciplina potente che già da anni lavorava sulla mia consapevolezza e che richiedeva un impegno costante nella pratica.

Nonostante tutto, vivevo in uno stato di profonda sofferenza. Ogni giorno sembrava segnato da una spaccatura insanabile: al mattino mi dedicavo alla pratica dello yoga, purificando mente e corpo; il resto della giornata, lo passavo immerso in un ambiente che percepivo manipolatorio e corrotto, un mondo aziendale che parlava di business e progetti senza alcun significato autentico. Mi sentivo sempre più distante dal mio centro, intrappolato tra due realtà opposte che sembravano escludersi a vicenda.

Il culmine arrivò quando l’azienda per cui lavoravo decise di cambiare settore.

Fui vittima di un’azione di mobbing che lasciò un segno indelebile dentro di me, un’esperienza che mi spinse a interrogarmi ancora più profondamente sulla mia direzione.

Le pressioni psicologiche di uomini senza scrupoli mi costrinsero ad abbandonare quel lavoro con un profondo senso di fallimento.

Non ero ancora il creatore della mia realtà.

Ero intrappolato in una vita che subivo, incapace di decifrare il codice che avrebbe potuto trasformarla. Soffrivo perché non riuscivo a vedere come allineare il mio lavoro alla mia identità.

Continuavo a cercare risposte nel luogo sbagliato, sbagliando ancora.

Eppure, quel periodo buio divenne il terreno fertile per il cambiamento che stava per arrivare.